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La storia del Fernet Branca, l’unico amaro che ha un museo

News > Food | La storia del Fernet Branca, l’unico amaro che ha un museo

In via Resegone 2, vicino alla fermata della metro gialla Maciachini, c’è un edificio del primo novecento, sobrio ed elegante: marroncino, basso e grande quasi un isolato, con una ciminiera e, nell’angolo, in rilievo, una scritta.

Difficile vederla subito, bisogna fare attenzione per riuscire a leggere le due parole: Fernet Branca. Aperto nel 1910, l’edificio è tuttora la sede dello storico amaro: è da 100 anni, infatti, che le sue porte si aprono per produrre il Fernet Branca.

Oltre alla produzione, via Resegone 2 si occupa anche di tramandare la storia del celebre marchio milanese, attraverso il Museo Collezione Branca.

Il museo Fernet Branca: 100 anni di tradizione

Fernet museo a MIlano

1845. Bernardino Branca, speziale italiano, e Fernet, medico svedese, misero a punto un preparato a base di erbe per la cura di colera e malaria, all’epoca malattie molto diffuse. L’amaro che crearono possedeva delle proprietà curative ed era caratterizzato da un sapore forte ma gustoso. In breve tempo, divenne famoso: la gradazione alcolica fu ridotta e, nel 1859, nacque in Viale di Porta Nuova il primo stabilimento del Fernet Branca, con 300 operai.

La fabbrica di via Resegone, invece, fu aperta nel 1910: si trattava di una mini città all’interno di Milano, con più di 900 operai, dotata di orti, sartoria e infermeria. Adesso, alla quinta generazione di Branca, sono cambiati un po’ di aspetti: gli operai sono solo una quarantina, è cresciuto l’ufficio marketing e una grande parte dello stabilimento è occupata dal Museo-Fondazione Fernet Branca.

A rimanere intatta, invece, è la ricetta del Fernet. Bernardino Branca utilizzò 27 ingredienti, tra spezie, fiori e radici. Cinque di questi ventisette ingredienti vengono scelti e miscelati dal Branca in carica: chiuso in una stanza, da solo, svolge questo rituale che non fa che aumentare il fascino dell’amaro.

Questi che avete appena letto sono solo alcuni degli aneddoti che vi saranno spiegati da Marco Ponzano durante la visita guidata al Museo Branca.

È lui, infatti, a curare sia la comunicazione pubblicitaria sia la Collezione Branca, e sarà lui ad accompagnarvi nella visita allo stabilimento. La visita comincia dalla galleria dei ritratti della famiglia Branca, fra i quali campeggia quello di Bernardino. Prendetevi un attimo per ringraziarlo. Grazie Bernardino.

Fernet museo amaro a Milano

Si sale, poi, al secondo piano, dove Ponzano vi descriverà l’azienda attraverso i suoi numeri. Qualche anticipazione: la Collezione Branca è uno dei 56 musei d’impresa in Italia, è visitato da circa 4500 persone ogni anno e la sede milanese produce circa 20 milioni di bottiglie l’anno.

Ai numeri si sostituiscono presto le immagini. Sarete guidati lungo una galleria con i cimeli aziendali: poster pubblicitari, immagini in bianco e nero, la collezione di tutte le imitazioni, poco fortunate, del Fernet… La vera attrazione, però, è il magazzino delle spezie: un grande spazio invaso da un odore fortissimo e tappezzato da barattoli colorati, pieni di spezie diverse, fra le quali ricordiamo lo zafferano iraniano che costa oltre 5 euro al grammo.

Prima di uscire dalla fabbrica, avrete ancora un’ultima stanza da visitare, quella dove si trova la Botte Madre, botte più grande d’Europa che riveste un ruolo decisivo: invecchiare il brandy Stravecchio.

Il museo è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 15.00, e le visite si tengono sia in inglese sia in italiano. Ricordatevi di prenotare!

Sito del museo: www.museobranca.it

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